NEWS
Processo Insula: in aula Don Ciotti

12:20:00 - 27 MAGGIO 2015

PROCESSO INSULA, IN AULA TESTIMONIA DON LUIGI CIOTTI: 'QUEI FINOCCHI DOVEVANO ESSERE DISTRUTTI'

PROCESSO INSULA, IN AULA TESTIMONIA DON LUIGI CIOTTI: 'QUEI FINOCCHI DOVEVANO ESSERE DISTRUTTI' -

"Con noi è stata sempre impegnata e attenta, poi, cosa sia successo dal 2 all'8 novembre 2010, non l'abbiamo capito". Sono le parole proferite ieri mattina da don Luigi Ciotti, il fondatore di Libera, testimone nel processo Insula, che vede imputati, tra gli altri, l'ex sindaco di Isola Capo Rizzuto Carolina Girasole, il marito Franco Pugliese e membri della famiglia di 'ndrangheta degli Arena con accuse di voto di scambio e turbativa d'asta. Con una punta di amarezza Don Ciotti ha riferito della realizzazione di una coop che gestisse i terreni confiscati, ma anche al mutamento di orientamento del Comune di Isola in relazione alla frangizollatura, ovvero la distruzione del raccolto dei finocchi coltivati sui terreni coltivati alla cosca. Il Comune, infatti, predispose un bando per la commercializzazione del raccolto aggiudicata, secondo l'accusa, a prestanome del clan. Rispondendo alle domande della folta pattuglia difensiva, ma anche del pm Antimafia Domenico Guarascio e del presidente del Tribunale penale di Crotone, Edoardo D'Ambrosio, don Ciotti ha poi precisato di aver manifestato disappunto in relazione al bando, perché l'orientamento seguito da Libera a livello nazionale era contrario alle aste al fine di evitare che i beni tornassero nella disponibilità degli ex proprietari, ma ha anche rievocato le difficoltà che la Girasole incontrava per aver assegnato i terreni all'Ats Libera Terra. Don Luigi Ciotti si è soffermato, inoltre, a raccontare la sua conoscenza ed il lavoro svolto insieme all'allora sindaco alla quale ha raccontato anche di essere andato in soccorso, con una telefonata al segretario del Pd, Pierluigi Bersani, quando gli manifestò le difficoltà politiche che stava vivendo con il suo stesso partito per la decisione iniziale di distruggere il raccolto. Una decisione che, invece, a parere del prete antimafia, andava assolutamente portata avanti: "Quei finocchi dovevano essere distrutti perché sono stati coltivati nonostante il bene fosse stato già confiscato. E’ un atto di arroganza e di fronte all’arroganza doveva essere dato un segnale e si doveva distruggere". Chiamato a testimoniare, ieri, anche l'allora questore Giuseppe Gammino. Quest'ultimo ha ammesso di aver lui stesso firmato, su disposizione della Prefettura, l'ordinanza di sospensione dei lavori di frangizollatura previsti per l'8 novembre 2010 per via dell'indisponibilità, per quella giornata, dei conducenti dei mezzi. Interrogato sui motivi per cui non venne mai più disposta, Gammino ha affermato di aver saputo in un secondo momento che fu una valutazione relativa alla crescita degli ortaggi. Il processo è stato aggiornato al prossimo 16 giugno per le richieste di condanna del pm Domenico Guarascio.
 
ALESSANDRA BEVILACQUA 

« ARCHIVIO